In Italia i serpenti non sono rari, ma si può tranquillamente affermare che infestazioni domestiche come quelle che avvengono in altri Paesi sono praticamente inesistenti. La maggior parte delle specie di bisce e serpenti che s’incontrano attorno a case, giardini e aziende appartengono ai colubridi, noti per essere innocui e molto timidi. Prima di approfondire la relazione tra bisce, serpenti e derattizzazione, è doveroso condividere qualche informazione pratica per riconoscere questi rettili.

No ai falsi allarmi, era un serpente o una lucertola?

Spesso, soprattutto per chi non è esperto, serpenti, bisce e lucertole possono essere confusi a causa della forma allungata e del movimento veloce. Tuttavia, ci sono alcuni tratti chiave che permettono di identificarli con sicurezza: le lucertole hanno il corpo tozzo e ben segmentato in cui si riconoscono visibilmente testa, tronco e coda, quest’ultima nettamente più lunga del tronco; i serpenti hanno un tronco più longilineo che si confonde con la coda, e la testa si differenzia notevolmente dal resto del tronco.

Inoltre, nelle lucertole, le zampe sono ben visibili e sviluppate (anche se alcune specie hanno arti molto ridotti, come le lucertole senza zampe, ma queste sono rarissime in Italia), determinando visibilmente l’andatura, appunto “a quattro zampe”. I serpenti, al contrario, si muovono grazie a un meccanismo di contrazioni muscolari ondulatorie lungo tutto il corpo, senza arti, scivolando sul terreno con una fluidità tale che a volte danno la percezione che stiano fluttuando, soprattutto sui terreni erbosi.

Le bisce, appartenenti alla famiglia dei serpenti e non velenose, possono essere scambiate per lucertole molto grandi da chi non è pratico, soprattutto, come nel caso della lucertola muraiola, se l’esemplare è un po’ più grande del comune.

Le bisce e i serpenti più comuni, quali sono velenosi?

Nei pressi di abitazioni, strutture produttive o luoghi di lavoro, è utile saper distinguere tra rettili innocui e potenzialmente pericolosi. Le bisce sono in realtà serpenti non velenosi, divisi in due categorie: quelle d’acqua, che vivono in ambienti umidi e si nutrono di anfibi e pesci, e quelle di terra, diffuse in aree rurali o boschive, che predano piccoli mammiferi. Entrambe tendono a evitare il contatto con l’uomo. Diverso è il caso delle vipere, come la Vipera aspis, l’unico serpente velenoso comune in Italia. Si riconoscono per la testa triangolare e le pupille verticali, a differenza dei serpenti non velenosi che le hanno rotonde.

Tra le specie più comuni di serpenti, al nord, e soprattutto in Lombardia, troviamo il Biacco, il Saettone, in ambienti rurali e la Natrice elvetica e la Natrice viperina soprattutto vicino a fiumi e laghi. Al sud, e in particolare in Puglia, sono frequenti il Cervone, lungo fino a 1,5 metri, il Biacco e la Natrice viperina lungo i corsi d’acqua. Sono tutti colubridi non velenosi e molto schivi.

La loro presenza, anche se non pericolosa, segnala ambienti ricchi di prede e biodiversità.

Alla ricerca di cibo: serpente che vedi, ratto che trovi

I serpenti, nelle reti ecologiche, occupano un ruolo importante come predatori intermedi o consumatori secondari: non sono all’apice della catena alimentare, ma si collocano in una posizione chiave, regolando le popolazioni di altri animali, soprattutto piccoli mammiferi. Il loro arrivo in prossimità di case, giardini, aziende agricole o capannoni raramente è casuale, al contrario, è sempre sintomo di un ambiente che offre cibo in abbondanza.

Le prede preferite dei serpenti includono principalmente topi domestici, ratti di fogna, arvicole e talpe. Questi piccoli mammiferi rappresentano la base alimentare per molte specie di serpenti, in particolare per il biacco, il cervone e il saettone. Gli attrattori principali che favoriscono la presenza di questi roditori sono i rifiuti organici mal gestiti, come scarti alimentari e compost, cibo per animali conservato all’aperto senza adeguate protezioni, spazi poco controllati come capannoni, sottotetti o intercapedini non ispezionati, aziende agricole, silos, pollai o depositi cerealicoli, dove si accumulano facilmente risorse alimentari. Contattaci per un sopralluogo nella tua azienda.

Alcuni serpenti arboricoli, come il Saettone e il Cervone, si nutrono anche di uova e piccoli uccelli. Le situazioni a rischio includono giardini con nidi accessibili, pollai o voliere non protette, e vecchi tetti o sottotetti abitati da volatili. Quindi, anche un ambiente ricco di uccelli può diventare, indirettamente, un attrattore per i serpenti.

Molte specie di serpenti si nutrono di anfibi, presenti in zone umide, e insetti, anche se questi ultimi rappresentano una risorsa alimentare secondaria e limitata, riservata per lo più a esemplari giovani o di piccola taglia.

È importante ricordare che dove ci sono topi e roditori, i serpenti li seguiranno: questo rappresenta il legame più diretto e critico tra la presenza di questi rettili e l’ambiente circostante.

La derattizzazione per allontanare i serpenti

Se è pur vero che i serpenti fungono da barriere eco-biologiche contro i roditori, agire preventivamente perchè attorno agli spazi domestici, produttivi e di stoccaggio non vi siano né serpenti, né roditori è essenziale per il mantenimento di ambienti salubri e sicuri.

Per prevenire efficacemente la presenza di serpenti, è quindi fondamentale intervenire alla base della catena alimentare, ovvero eliminare i roditori, che rappresentano una delle loro principali fonti di nutrimento. La derattizzazione professionale preventiva, ben pianificata e continuativa, è il primo passo per scoraggiare l’arrivo di rettili in aree domestiche, aziendali o agricole.

Com’è una derattizzazione professionale ben eseguita

Una corretta derattizzazione professionale pianificata in modo strutturato è una misura di sicurezza per tutta la filiera abitativa e produttiva: svolgerla correttamente e adottando un approccio scientifico e metodologico comprende una serie di azioni che non tutte le aziende di disinfestazione osservano. Contattaci per un servizio professionale di derattizzazione.

La sensibilizzazione è il primo passo: riconoscere il legame tra l’inadeguata gestione degli ambienti e aumento della fauna infestante aiuta a prevenire rischi ben prima che si manifestino. Un intervento efficace di derattizzazione inizia da un’approfondita ispezione e mappatura degli ambienti: in tal senso una conoscenza scientifica degli infestanti e dei loro comportamenti consente di raccogliere maggiori informazioni utili dall’ambiente circostante; in questa fase, l’educazione a buone pratiche ambientali per eliminare i comportamenti scorretti e che favoriscono la presenza di roditori è determinante; successivamente, si interviene con la sigillatura di ogni possibile punto d’accesso, si rimuovono materiali inutilizzati, vecchi ingombri o detriti che possono diventare rifugi ideali per i roditori. Si installano poi di sistemi di controllo e si posizionano di esche monitoraggio regolare.

E’ importante ricordare che nessun intervento è davvero efficace senza una fase di controllo. Le postazioni vengono ispezionate periodicamente per verificare l’andamento dell’attività infestante e adattare la strategia se necessario.

Tutto deve essere documentato tramite report digitali, fondamentali soprattutto in contesti produttivi soggetti a controlli.