La terza edizione del Saluber Jazz Festival, che si è tenuto a Calcinato, in provincia di Brescia, presso il piazzale dell’omonima azienda di pest control, ha registrato un incremento significativo della partecipazione in tutte e tre le serate rispetto alle precedenti edizioni, una conferma del crescente apprezzamento da parte del pubblico. Un risultato che testimonia non solo l’interesse sempre maggiore verso il festival, ma anche la distinzione della qualità della proposta artistica e musicale.
Nato dalla visione di Ciro D’Amicis di Saluber Srl, il Saluber Jazz Festival si conferma un format di successo e un esempio concreto di welfare territoriale che piace e coinvolge. L’iniziativa, pensata per generare benessere attraverso la cultura, riflette un modello d’impresa che mette al centro le persone e il territorio. Convinti che, anche quando alcune condizioni sembrano mancare, sia possibile crearle, i fratelli Ciro e Pierpaolo D’Amicis hanno trasformato il festival in un pilastro del loro approccio imprenditoriale: un modo per condividere benessere – in questo caso culturale – così come ogni giorno lo fanno garantendo ambienti di vita e di lavoro salubri e sicuri.
Un evento a 360 gradi, tra main stage, palchi secondari ed iniziative collaterali, concepito dal Direttore Artistico, il percussionista cubano Ernesto Rodriguez, in arte Ernesttìco, e la sua produzione Ernesttìco Production. Cresce il riconoscimento del valore culturale ed artistico del festival, aumenta il coinvolgimento e la partecipazione del pubblico e, al contempo, cresce anche l’offerta di iniziative che coinvolgono la tre giorni musicale bresciana.
Tre serate, un viaggio in mondi musicali diversi, le emozioni una costante
Ad aprire la rassegna, Jany McPherson, affiancata da Ronald Moran al contrabbasso e Lukmil Perez alla batteria, in una serata dal carattere intimo e profondamente coinvolgente.
La pianista e cantante cubana ha saputo creare un legame diretto con il pubblico, annullando ogni distanza tra palco e platea. Attraverso un racconto musicale punteggiato da aneddoti personali e riflessioni condivise, ha trasformato l’esibizione in una vera e propria conversazione emotiva, capace di toccare corde universali. Particolarmente apprezzati – anche dalla parte del pubblico più attiva sui social – sono stati “Te dejo ir”, brano sull’amore perduto, e “Another star in the sky”, dedicato a un’amicizia interrotta troppo presto. In alcuni momenti, il maestoso pianoforte gran coda sembrava letteralmente spiccare il volo, sostenuto dalle linee melodiche fluide e cariche di intensità emotiva.


Alla sua prima esibizione in Italia e in assoluto con la Afro Fusion Orchestra composta da Emma Marsh alle percussioni, Paa Qwesi al basso, Richard Bansah alle tastiere e Anthony Annan Sagoe al trombone, il batterista ghanese Paa Kow si è imposto come la rivelazione del Saluber Jazz Festival. Da artista poco conosciuto al grande pubblico italiano, si è trasformato in una vera e propria star nel corso di un solo concerto. La potenza ritmica, l’energia travolgente e la raffinatezza della sua performance hanno conquistato immediatamente la platea, offrendo una dimostrazione autentica di quanto la musica sia linguaggio universale capace di superare ogni barriera e parlare direttamente alle emozioni.
Un assolo da capogiro, la standing ovation e il pubblico che balla in sintonia con il palco, hanno suggellato un concerto memorabile, al quale hanno fatto seguito un firmacopie gremito e una forte eco sui social. Un concerto di altissimo livello, destinato a rimanere impresso nella memoria del Festival, e al tempo stesso una nuova testimonianza della visione artistica distintiva e coraggiosa che ne guida la programmazione.
Dirotta su Cuba si conferma una garanzia di funk d’autore e di spettacolo di alta qualità. Guidata dalla voce carismatica e dall’energia travolgente di Simona Bencini, la band ha ripercorso i brani più celebri del proprio repertorio – recentemente riproposti anche in una speciale edizione in vinile – coinvolgendo il pubblico in un concerto trascinante e ricco di emozioni. Ad accompagnarla, sul palco, Emiliano Pari alle tastiere, Stefano Profazi alla chitarra, Patrizio Sacco al basso, Antonio Scannapieco alla tromba, Donato Sensini al sassofono e Vincenzo Protano alla batteria.

Una formazione affiatata e insignita di prestigiosi premi ha sostenuto la performance, particolarmente apprezzata dalla platea. Il gran finale ha visto l’ingresso sul palco del percussionista e Direttore Artistico del Saluber Jazz Festival, Ernesttìco, che ha contribuito a trasformare l’ultima parte dello show in una vera e propria festa collettiva. L’energia contagiosa della band e l’entusiasmo del pubblico danzante hanno suggellato una chiusura memorabile, all’insegna della leggerezza e dell’eccellenza musicale.
Sfoglia la gallery
Non solo festival, le iniziative collaterali proposte
Da ricordare anche la proposta di eventi collaterali al Festival, da AperiJazz by Mayer, che ha coinvolto musicisti locali (Andrea Turrini Swing Trio, Denise Dimè trio, Caribean Mood) nella cornice della terrazza dell’Hotel Mayer, in aggiunta alla mostra fotografica “Suoni senza confini” organizzata all’interno dell’azienda e che ha raccolto i significativi scatti del fotografo Fabio Rizzini ai musicisti provenienti da tutto il mondo. A suggellare l’atmosfera dell’evento ed aggiungere bellezza, il piazzale dell’azienda ha ospitato le due supercar concesse da Carmeli Garage, partner dell’iniziativa.



Il Saluber Jazz Festival rappresenta la prova concreta di come un’azienda, quando sceglie di operare attivamente sul territorio attraverso la promozione della bellezza e della cultura, possa generare valore reale e contribuire al benessere delle persone. Un esempio virtuoso di come, investendo in ciò che fa bene alla comunità, possano nascere iniziative di grande partecipazione e coinvolgimento, anche emotivo.
