La quarta edizione del Saluber Jazz Festival, che dal 26 al 28 giugno 2026 ha trasformato la nostra sede di Saluber a Calcinato in un vero e proprio spazio culturale aperto alla comunità, si è confermata un successo: le tre serate hanno registrato una grande partecipazione, un’affluenza costante e un clima di grande entusiasmo, confermando il crescente interesse e riconoscimento da parte del pubblico.

Anche quest’anno il palco del Saluber Jazz Festival ha avuto protagonisti artisti di rilievo internazionale: ad aprire il festival, Antonio Lizana Quintet, che ha conquistato il pubblico con l’energia e l’intensità della sua musica. Il “cantaor” de Cadiz era accompagnato da un ballerino di flamenco, la cui presenza ha contribuito a portare sul palco tutta l’essenza e il fascino della tradizione culturale andalusa, in un coinvolgente dialogo tra jazz e flamenco.

La serata di sabato è stata all’insegna dell’eleganza e dello swing con Francesca Tandoi Trio featuring Emma Smith. Un omaggio al jazz della tradizione, impreziosito da un’interpretazione coinvolgente, da un brillante interplay tra i musicisti e dal virtuosismo pianistico e vocale delle protagoniste.

Il festival si è concluso con il concerto di Alain Pérez y La Orquesta; l’artista cubano, vincitore di un Latin Grammy Award ha saputo trasformare la sua esibizione in una festa collettiva, dissolvendo i confini tra pubblico e palco, regalando momenti di vera emozione.

Antonio Lizana Quintet
Francesca Tandoi Trio
featuring Emma Smith
Alain Pérez y la Orquesta

La direzione artistica del festival è stata affidata a Ernesttíco, musicista e produttore di fama internazionale, che ha guidato la costruzione del programma con una visione ampia e contemporanea del jazz, capace di coniugare tradizione e contaminazioni cosmopolite. Il suo lavoro ha contribuito a definire l’identità musicale della rassegna e a rafforzarne la vocazione internazionale. Un progetto artistico orientato al dialogo tra linguaggi musicali e culture differenti che ha favorito il coinvolgimento intergenerazionale e interculturale, rafforzando il messaggio del festival: la musica come strumento di incontro, condivisione e unione.

Particolarmente significativa è stata la risposta del pubblico, non solo locale, che ha animato con entusiasmo gli spazi, contribuendo a creare un’atmosfera partecipata: il Saluber Jazz Festival ha confermato la sua capacità di attrarre un pubblico eterogeneo, unito dalla passione per la musica e dalla curiosità verso un format che integra impresa e cultura.

Il festival, così come è stato concepito fin dalle sue origini, è un esempio di cultura d’impresa applicata, capace di trasformare uno spazio produttivo in un luogo di incontro, condivisione e partecipazione. Dopo la pandemia di Covid-19, in Saluber è nata una riflessione: se, attraverso la disinfezione, l’azienda ha contribuito a rendere gli ambienti più sicuri e salubri in un momento di grande incertezza, come avrebbe potuto prendersi cura, almeno una volta all’anno, del benessere delle persone che fanno parte della propria comunità in un modo diverso? Da questa domanda è nata l’idea di creare un momento di condivisione, cultura e svago, capace di mettere al centro le relazioni e lo stare insieme. Ne abbiamo parlato in questo post su Linkedin

Il festival, come iniziativa promossa dall’azienda per rafforzare il legame con il territorio e la comunità attraverso linguaggi artistici di respiro internazionale, valorizza Saluber come soggetto attivo nella promozione di eventi e iniziative culturali locali. Un esempio concreto che auspichiamo possa ispirare anche altre realtà imprenditoriali, convinti che generare cultura significhi generare nuovo valore per la comunità.

La convinzione di essere sulla strada giusta per Saluber è stata anche l’opportunità di conoscere ulteriori esempi e iniziative virtuose durante la finale del Premio Olivetti, dove sono stati presentati numerosi progetti capaci di dimostrare come l’impresa possa contribuire alla crescita sociale del territorio. Un’occasione che ha rafforzato una convinzione già alla base del festival: il valore di un territorio cresce anche attraverso la qualità della sua offerta culturale, degli eventi e delle occasioni di incontro dedicate al tempo libero. La cultura, infatti, arricchisce le persone, alimenta curiosità, favorisce il confronto e rafforza il senso di appartenenza.

“Siamo molto soddisfatti della risposta del pubblico e dell’energia che si è creata durante le tre serate – ha dichiarato Ciro D’Amicis – CEO di Saluber. Il festival è ormai un appuntamento atteso che ci permette di restituire alla comunità un’esperienza di benessere, tema centrale della nostra attività e del nostro modo di intendere l’impresa. Vedere così tanta partecipazione conferma la bontà di questa visione e ci spinge a continuare su questa strada”.

Il bilancio dell’edizione 2026 è quindi ampiamente positivo, con un riscontro significativo sia in termini di partecipazione sia di qualità percepita.