Per salvare la tradizione? Scienza e innovazione

Negli anni ’60-’70 dell’Ottocento, i vigneti europei furono devastati da un piccolo insetto, la
fillossera americana.

Le viti europee, vulnerabili all’insetto, morivano rapidamente; innestarle su portinnesti
americani resistenti permise loro di sopravvivere, salvando il settore vinicolo.

La gestione della crisi stimolò la nascita dell’enologia moderna, creando una soluzione
sostenibile su larga scala.

La fillossera in Europa

La fillossera della vite, Daktulosphaira vitifoliae, è un piccolo insetto parassita originario del Nord America che attacca le radici e le foglie della vite europea. Le sue punture causano galle e deformazioni, indebolendo la pianta e spesso portando alla sua morte, ed è stata responsabile di gravi crisi della viticoltura europea nel XIX secolo.

Nel XIX secolo la fillossera arrivò accidentalmente in Europa dal Nord America tramite il commercio di barbatelle e viti americane importate come materiale di propagazione: gli insetti erano presenti nel suolo e sulle radici delle piante importate e, una volta liberati nei vigneti europei, si diffusero rapidamente tra le viti locali, che non avevano difese naturali, infestando rapidamente i vigneti e provocando massicce distruzioni delle viti europee. La crisi portò a ingenti perdite economiche e favorì la ricerca e l’innovazione di portinnesti resistenti.

Dalla scienza, un’innovazione naturale

Il problema della fillossera fu risolto grazie all’uso di portinnesti americani, piante di vite nordamericana naturalmente resistenti al parassita. Gli agronomi europei innestarono le varietà di vite europea, da cui si produceva il vino, sulle radici delle viti americane, combinando così la resistenza del portinnesto con la qualità della varietà europea. Questa soluzione fu possibile solo grazie alla conoscenza della biologia delle piante, del loro sistema radicale e della capacità delle radici di fornire nutrimento e supporto alla parte innestata. La resistenza funziona perché la fillossera non riesce a nutrirsi e riprodursi sulle radici americane: le strutture cellulari e i composti chimici delle radici impediscono lo sviluppo delle galle e limitano la sopravvivenza dell’insetto, proteggendo così l’intera pianta.

Sfruttare la resistenza

Queste resistenze genetiche, fisiologiche o comportamentali sono oggi parte delle strategie di pest management sostenibile, perché consentono di mantenere l’equilibrio ecologico riducendo l’uso di biocidi. Anziché combattere i parassiti solo con prodotti chimici, oggi si punta a sfruttare le capacità naturali di resistenza presenti in alcune specie o varietà. Queste resistenze, che possono derivare da differenze genetiche, fisiologiche o comportamentali, permettono di limitare i danni dei parassiti senza distruggere gli ecosistemi circostanti.
Migliorare la resistenza significa favorire un pest management sostenibile, cioè una gestione dei parassiti che tutela la biodiversità, riduce l’inquinamento da pesticidi e mantiene in equilibrio le relazioni tra organismi utili e nocivi nell’ambiente agricolo.

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