Eliminare ad ogni costo? No, se il prezzo è l’equilibrio

Tra il 1950 e 1960, la campagna di Mao contro gli infestanti in Cina, nota come “La lotta ai quattro flagelli”, mirava a eliminare topi, zanzare, mosche e passeri.

L’uso massiccio di pesticidi contaminava l’ambiente e le specie non bersaglio, alterando gli
ecosistemi, mentre la riduzione degli storni favoriva l’aumento di insetti nocivi che
danneggiavano le colture.

La storia dimostra come misure drastiche di pest management possano avere conseguenze
ecologiche gravi, contribuendo con altri fattori all’insorgere di carestie locali.

La lotta dei quattro flagelli: quando animali e insetti erano di troppo

La campagna dei “Quattro Parassiti” fu promossa dal Mao Zedong nel 1958, all’interno del programma del Great Leap Forward in Cina. L’obiettivo ufficiale era sradicare ratti, mosche, zanzare e passeri, considerati responsabili della trasmissione di malattie e della perdita di raccolti.

Durante la campagna dei Quattro Flagelli, la popolazione cinese veniva incoraggiata a usare qualsiasi mezzo per eliminare ratti, mosche, zanzare e soprattutto passeri. Tra le strategie principali c’erano il rumore e il disturbo continuo per impedire agli uccelli di posarsi e dormire, la caccia diretta con archi, fionde, reti o bastoni, e la distruzione di habitat come alberi, nidi e zone umide. Venivano inoltre impiegate trappole ed esche avvelenate per ratti e interventi manuali o fumigazioni locali contro insetti e zanzare.

Uno studio del 2021 ha esaminato l’effetto dello sterminio dei passeri del 1958 sulle carestie successive, mostrando una forte correlazione tra il numero di uccelli uccisi per ettaro, particolarmente elevato in province come Xinjiang e Guizhou, e il calo della produzione agricola nei tre anni successivi.
La spiegazione risiede nella dieta dei passeri: oltre a consumare cereali, questi uccelli si nutrono anche di insetti dannosi per le colture, come le larve di lepidotteri. La loro eliminazione favorì la proliferazione di questi insetti, provocando perdite agricole ben superiori al cereale effettivamente consumato dai passeri. Secondo le stime, la campagna per debellare gli storni potrebbe aver causato la perdita di quasi 7 tonnellate di cereali, pari al fabbisogno alimentare di circa 28 milioni di persone.

Chimica? No, biologia

Nel pest management, affidarsi esclusivamente ai controlli chimici non è sufficiente perché gli insetticidi e i biocidi agiscono solo sulla popolazione attuale, senza incidere sulle cause strutturali o comportamentali dell’infestazione. L’uso continuativo di sostanze chimiche può portare a resistenze, contaminazione ambientale, effetti su specie non target e costi elevati.

Il vero punto di forza risiede invece nella conoscenza biologica degli infestanti: comprendere le loro abitudini alimentari, i cicli di vita, i comportamenti sociali e le aree di rifugio permette di intervenire in modo mirato e sostenibile. Ad esempio, sapere che certi insetti nidificano in materiali organici accumulati o che i roditori seguono percorsi fissi consente di prevenire l’insediamento, collocare trappole strategiche e ridurre il ricorso ai pesticidi. In questo modo, la gestione dei parassiti diventa più efficace, duratura e rispettosa dell’ambiente.

L’importanza della prevenzione

Un altro punto di forza del pest management, in particolare della gestione integrata, è rappresentato dai comportamenti preventivi, cioè tutte le azioni volte a impedire l’ingresso, l’insediamento e la proliferazione degli infestanti prima che diventino un problema. Questi comportamenti includono, ad esempio, la pulizia regolare, lo stoccaggio corretto delle derrate, la manutenzione di edifici e infrastrutture, il controllo dell’umidità e la rimozione di ristagni d’acqua o rifiuti che possono attrarre parassiti.

Agire in modo preventivo permette di ridurre drasticamente la popolazione di infestanti, minimizzare i danni e l’uso di prodotti chimici, e crea un ambiente meno favorevole alla loro riproduzione. La prevenzione è spesso più efficace e sostenibile della reazione chimica o meccanica una volta che l’infestazione è già esplosa.

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