Esistono parassiti “amici”?

Originaria del Sud America e introdotta accidentalmente in Alabama negli anni ’30, la formica
di fuoco
, aggressiva e velenosa, divenne presto invasiva, danneggiando le colture e pungendo
uomini e animali.

Per contenerla senza ricorrere esclusivamente a pesticidi, i ricercatori introdussero mosche
parassitoidi
, capaci di attaccare le formiche operaie e ridurre l’attività delle colonie.

L’approccio limitò l’infestazione e stimolò la ricerca sui controlli biologici, ponendo le basi
per strategie moderne in grado di ridurre drasticamente l’uso di insetticidi chimici.

Il viaggio in Alabama: una nuova specie alloctona

La trasmissione della formica di fuoco verso gli USA si è probabilmente verificata attraverso il commercio marittimo: il carico delle navi ha favorito l’introduzione accidentale. L’ipotesi più accreditata è che le formiche siano arrivate nascoste nella zavorra o nei materiali di carico.

In Alabama, la specie nera invasiva (Solenopsis richteri) era stata introdotta già circa il 1918, mentre la rossa Solenopsis  invicta avrebbe fatto il suo ingresso tra il 1933 e il 1941. La diffusione è stata facilitata sia da voli nuziali delle regine che dalla “migrazione” artificiale su piante in vaso, materiali movimentati e suolo trasportato.

Una volta stabilita, la specie ha potuto diffondersi rapidamente per due ragioni principali: assenza o ridotta efficacia dei nemici naturali che normalmente ne controllavano le popolazioni nel suo habitat originario, e per le condizioni ambientali favorevoli (clima caldo‑umido e terreni ospitali).

Conoscerli per affrontarli: la formica di fuoco

La formica di fuoco (Solenopsis invicta) è una specie originaria del Sud America, nota per il suo comportamento aggressivo e la puntura dolorosa, simile a una bruciatura: quando una formica punge, utilizza il suo apparato boccale e l’addome per iniettare veleno alcaloide, che provoca una sensazione di bruciore intenso, prurito e gonfiore localizzato. Spesso, dopo pochi minuti, si forma una vescicola bianca o pustola sulla pelle, che può durare diversi giorni senza lasciare cicatrice, ma talvolta può infettarsi se grattata. Le reazioni variano: la maggior parte delle persone avverte solo dolore locale e irritazione, ma allergici o soggetti sensibili possono sviluppare reazioni sistemiche gravi, come orticaria diffusa, gonfiore esteso o, in casi estremi, shock anafilattico. La puntura serve principalmente alla difesa del nido e all’immobilizzazione delle prede, rendendo le formiche di fuoco particolarmente aggressive verso chi si avvicina alle loro colonie.

La formica di fuoco vive in colonie altamente organizzate, composte da una regina o più regine, da operai e soldati che cooperano nella ricerca di cibo, nella difesa del nido e nella cura delle larve. È una predatrice opportunista, si nutre di piccoli insetti, larve e carcasse, ma può anche attaccare animali più grandi se minaccia il nido.

In Italia, la loro presenza è stata segnalata per la prima volta in Sicilia nel 2023, nei dintorni di Siracusa, dove rappresentano una nuova specie invasiva capace di alterare gli ecosistemi locali e mettere a rischio la biodiversità e la salute umana.

La formica di fuoco come specie autoctona

Nelle zone di origine, il Sud America, le popolazioni di Solenopsis invicta sono generalmente meno abbondanti rispetto alle aree invase, perché lì coesistono con molti nemici naturali, parassitoidi, patogeni e rivali.
Per quanto riguarda il loro controllo, sono in corso programmi di lotta biologica che utilizzano parassitoidi e patogeni originari del Sudamerica per cercare di limitare le formiche di fuoco nelle zone invase. Ad esempio il microsporidioThelohania solenopsae e altre specie sono studiate come agenti di biocontrollo; gli studi mirano a riportare la popolazione in equilibrio, riducendo la densità delle colonie invasive e permettendo una maggiore competizione da parte delle specie autoctone.

l ruolo dei parassitoidi

I parassitoidi sono organismi, generalmente insetti come alcuni imenotteri e ditteri, che vivono a spese di un altro animale (l’ospite) durante una parte del loro ciclo vitale, uccidendolo alla fine dello sviluppo. A differenza dei parassiti veri, che raramente uccidono l’ospite, i parassitoidi sviluppano le loro larve all’interno o sull’ospite, nutrendosi dei tessuti viventi. Sono spesso molto specializzati, attaccando solo determinate specie, e giocano un ruolo ecologico importante nel controllo naturale dei popolazioni.

La lotta biologica

I parassitoidi vengono impiegati strategicamente per la lotta biologica, ad esempio nel caso delle formiche di fuoco o contro afidi o bruchi dannosi alle coltivazioni. Grazie al loro comportamento opportunista, contribuiscono a mantenere l’equilibrio degli ecosistemi intervenendo nel contrasto degli infestanti invasivi e difficili da debellare, contribuendo di fatto alla riduzione dell’uso di pesticidi chimici.

Clicca sulle immagini per conoscere altre storie di pest management